La SMARD1 è una rara malattia neurodegenerativa dell’infanzia, causata da mutazioni del gene IGHMBP2. Colpisce in modo severo le funzioni motorie e respiratorie, e ad oggi non esistono terapie approvate.
Il nostro “Centro Dino Ferrari” dell’Università degli Studi di Milano – Ospedale Policlinico di Milano è da tempo impegnato nella ricerca di soluzioni terapeutiche concrete.
Negli ultimi anni, gli studi sulla terapia genica hanno portato a risultati incoraggianti, contribuendo all’avvio del primo trial clinico internazionale.
Oggi, la ricerca si apre a una nuova direzione: lo studio di meccanismi come infiammazione e fibrosi, che potrebbero essere contrastati con farmaci già approvati per altre patologie, come la distrofia muscolare di Duchenne.
In questa intervista, la Dott.ssa Elisa Pagliari ci accompagna dentro il cuore del progetto, tra risultati già ottenuti e nuove ipotesi da esplorare. Che cos’è la SMARD1? La SMARD1 è una grave malattia genetica neurodegenerativa a esordio infantile, causata da mutazioni del gene IGHMBP2. Provoca la progressiva degenerazione dei motoneuroni e compromette gravemente la funzionalità muscolare e respiratoria. Ad oggi, non esistono terapie approvate.
Quali risultati avete ottenuto con la terapia genica? Dal 2015 abbiamo condotto studi preclinici che hanno dimostrato l’efficacia della terapia genica in modelli sperimentali di SMARD1, utilizzando vettori virali per introdurre una copia sana del gene. Il nostro ultimo lavoro, pubblicato su Journal of Biomedical Science, rappresenta un passo avanti importante: abbiamo ottimizzato il vettore, rendendolo più adatto a un futuro impiego clinico. Questo ha contribuito all’avvio del primo trial clinico internazionale sulla terapia genica per la SMARD1, oggi in corso presso il Nationwide Children’s Hospital e Ohio State University.
Perché esplorare nuovi bersagli terapeutici? Nonostante i buoni risultati della terapia genica, è fondamentale ampliare le strategie terapeutiche. Il nostro studio ha mostrato, per la prima volta nella SMARD1, la presenza di infiammazione e fibrosi: due processi patologici che potrebbero rappresentare nuovi bersagli.
Su cosa si concentra ora la vostra ricerca? Stiamo valutando l’efficacia di farmaci già esistenti, come gli inibitori delle istoni deacetilasi, già approvati per altre patologie neurodegenerative, in particolare la distrofia muscolare di Duchenne. L’obiettivo è testarne l’effetto anche nei modelli preclinici di SMARD1.
Qual è il vantaggio di usare farmaci già approvati? Riposizionare un farmaco già disponibile significa accelerare il percorso verso l’applicazione clinica, riducendo tempi, costi e rischi. È una strategia particolarmente preziosa nelle malattie rare, dove i numeri contenuti rendono più complesso lo sviluppo di nuove terapie da zero.
Notizie simili dal Centro
Reply e Università degli Studi di Milano avviano una ricerca sperimentale sul biological computing basata sulla piattaforma CL1 di Cortical Labs
Il cervello in una goccia: al via una nuova linea di ricerca sulle vescicole extracellulari per la ricerca sull’Alzheimer grazie al contributo di REPOWER.