Il cervello in una goccia: al via una nuova linea di ricerca sulle vescicole extracellulari per la ricerca sull’Alzheimer
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Un nuovo progetto dedicato allo studio delle vescicole extracellulari come possibili biomarcatori dell’Alzheimer è stato avviato presso il nostro “Centro Dino Ferrari” dell’Università degli Studi di Milano – Ospedale Policlinico di Milano. Il suo avvio è stato reso possibile grazie al prezioso contributo da parte di Repower.
Lo studio, coordinato dal Dott. Andrea Arighi, punta a utilizzare queste vescicole come biomarcatori per riconoscere la malattia nelle sue fasi iniziali, monitorarne l’evoluzione e, in futuro, intervenire in modo più mirato in una patologia tanto diffusa quanto invalidante.
La malattia di Alzheimer è infatti una delle sfide più dolorose e diffuse del nostro tempo (Scheltens et al., 2021). Colpisce milioni di persone nel mondo, cancellando ricordi, affetti, identità — e lascia un segno profondo anche in chi resta accanto, nelle famiglie, nei caregiver, nella società intera che ogni giorno si confronta con la fragilità della memoria e del tempo.
Eppure, dietro questa perdita, la ricerca continua a cercare nuove strade per restituire speranza, per capire cosa accade nei circuiti invisibili del cervello e per trovare un modo di fermare, o almeno rallentare, il processo che porta alla malattia.
Oggi, quella speranza passa attraverso qualcosa di infinitamente piccolo: le vescicole extracellulari, microscopiche particelle rilasciate da ogni cellula del nostro corpo per comunicare con le altre (Sigdel Set al., 2023).
Dentro ciascuna di esse si nascondono frammenti di informazione — proteine, lipidi, RNA — che riflettono lo stato della cellula da cui provengono. Nel sangue e persino nella saliva, queste vescicole trasportano messaggi che arrivano fino al cervello e da esso provengono: minuscole tracce di attività neuronale, segni di infiammazione o di sofferenza cellulare.
Analizzarle significa poter eseguire una sorta di “biopsia liquida del cervello”, capace di raccontare cosa sta accadendo nel sistema nervoso senza bisogno di esami invasivi.
Una singola goccia di sangue o di saliva può dunque racchiudere indizi preziosi sulla salute del cervello — il cervello dentro una goccia, appunto.
Il progetto che nasce in seno al “Centro Dino Ferrari” presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano esplora questo nuovo linguaggio biologico.
L’obiettivo è trasformare le vescicole extracellulari in chiavi diagnostiche e terapeutiche per la malattia di Alzheimer:
identificare biomarcatori precoci in grado di segnalare l’insorgere della malattia prima dei sintomi;
capire chi tra i pazienti con iniziali difficoltà cognitive è più a rischio di evolvere verso Alzheimer conclamato;
utilizzare le stesse vescicole come veicoli naturali di farmaci, per proteggere i neuroni e modulare le risposte infiammatorie.
Per rendere possibile tutto questo, è necessario dotare il laboratorio di una nuova apparecchiatura di isolamento delle vescicole extracellulari, strumento ad alta precisione che consente di separare e analizzare queste minuscole particelle in modo riproducibile e affidabile.
Una parte importante del budget — 15.000 euro — sarà destinata proprio a questo investimento, che velocizzerà l’identificazione delle vescicole, aprendo la strada a studi futuri e a collaborazioni cliniche su larga scala.
Ogni passo avanti in questa direzione rappresenta un atto di speranza: per chi vive la malattia, per chi la accompagna ogni giorno, e per tutti coloro che credono in una scienza capace di restituire significato e memoria.
Dentro una goccia, oggi, la ricerca prova ad ascoltare la voce del cervello — una voce che potrebbe, un giorno, insegnarci a guarirlo.
Grazie a questo progetto, la vita di molte persone in attesa di una risposta potrebbe davvero cambiare. A raccontarcelo è la testimonianza di un caregiver: “Voglio ringraziare di cuore il dott. Andrea Arighi e il suo team (in particolare i neurologi e le neuropsicologhe) del “Centro Dino Ferrari”. Sono un medico, ma in questo caso mi trovo a scrivere come famigliare di una persona a me molto cara seguita ormai da anni dal Dott. Arighi e dal suo team. In un percorso spesso pieno di momenti di incertezza, paura e anche sofferenza, fin dal primo incontro con i colleghi ho sperimentato la certezza di essere seguiti con il massimo delle possibilità scientifiche oggi disponibili insieme a una grande umanità, mai sentimentale, ma sempre accogliente. Per un caregiver questo significa non sentirsi soli o peggio, disperati. Posso dire di aver imparato tanto anche come medico da questo cammino con il “Centro Dino Ferrari”. La presenza di questo team non toglie tutto il peso che la malattia porta, ma fa sentire accompagnati e sostenuti in questo cammino. Come scrive Tolkien nel Signore degli Anelli, in una delle ultime parti del libro, «Non posso portare l’Anello per te, ma posso portare te», questa è la preziosa esperienza fatta come caregiver in certi momenti e che spero di riportare a mia volta nel mio lavoro.” Siamo profondamente grati a Repower per il sostegno offerto, che contribuisce in modo concreto a migliorare la diagnosi e il trattamento della malattia di Alzheimer. Continua a sostenerci anche tu per aiutarci a proseguire questo lavoro e regalare nuova speranza ai pazienti!
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