Morbo di Parkinson: il dott. Emanuele Frattini racconta il suo traguardo nella ricerca con organoidi

È tornato in Italia, dopo 14 mesi di studi presso la New York University, Emanuele Frattini, giovane specializzando in Neurologia al 4° anno e ricercatore del “Centro Dino Ferrari” nell’Unità Operativa di Neurologia dell’Ospedale Policlinico di Milano – Ambulatorio di Disturbi del Movimento diretto dal dott. Alessio Di Fonzo.

Da diversi anni, il dott. Frattini è impegnato in una ricerca per la creazione di modelli cellulari della malattia di Parkinson, utilizzati per una maggiore comprensione della patologia, oltre che per testare terapie funzionanti in vitro e passare, in una fase successiva, ai clinical trials.

Il dott. Frattini, nello specifico, ha sviluppato un protocollo per la generazione di organoidi mesencefalici, nuova frontiera della ricerca cellulare. Si tratta di colture tridimensionali che, derivando da cellule staminali del paziente, permettono di riprodurre la patologia creatasi all’interno del suo cervello e studiare così i meccanismi molecolari alla base della neurodegenerazione.

Il lavoro del dott. Frattini presso il laboratorio del dott. Nicolas Tritsch del Dipartimento di Neuroscienze e Fisiologia della NYU, possibile grazie a un finanziamento della Fondazione Fresco Parkinson Institute e dell’Avv. Paolo Fresco, ha permesso di sviluppare ulteriormente questo modello attraverso la caratterizzazione delle proprietà funzionali degli organoidi. In più, grazie a una collaborazione nata con il dipartimento di Neuropatologia dell’università americana, è stato possibile approfondire ulteriormente il progetto attraverso uno studio della aggregazione di proteine anomale implicate nel Parkinson nei modelli cellulari derivati dai pazienti.

Il modello diventa potenzialmente applicabile a molte altre malattie neurodegenerative: un risultato molto positivo che permette di riprodurre in vitro la patologia per testare nuove terapie con l’augurio, un giorno, di poterla eliminare definitivamente.

I next step che il dott. Frattini auspica per il prossimo futuro prevedono:

– l’utilizzo dello stesso modello per studiare altre patologie neurodegenerative, come l’atrofia multisistemica (MSA), la mattia di Alzheimer, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA);

– l’ampliamento del modello con particolare attenzione alle cellule dell’infiammazione per comprenderne il ruolo nella malattia.

“La sinergia con la Fondazione Fresco, che ringrazio di cuore – commenta il dott. Emanuele Frattini –, è stata essenziale per raggiungere un importante obiettivo della mia ricerca e poter sfruttare le competenze e gli strumenti avanzati della NYU. Mi auguro di avere la possibilità, quando la ricerca lo richiederà nuovamente, di tornare per un periodo negli USA e poter ulteriormente far tesoro di questa fruttuosa collaborazione”.

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