Distrofia Muscolare di Duchenne – Il timo distrofico ha un ruolo fondamentale nella patogenesi della malattia

È stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications uno studio tutto italiano dal titolo “Thymic dysfunctions in DMD pathogenesis” iniziato nel 2013 dal Dott. Andrea Farini, biologo del Laboratorio di cellule staminali del “Centro Dino Ferrari” dell’Università degli Studi di MilanoFondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico, diretto dal Prof. Yvan Torrente, con l’obiettivo di indagare il coinvolgimento della risposta immunitaria innata e adattativa nella Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD).

La Distrofia Muscolare di Duchenne è una grave rara malattia genetica determinata dalla mutazione di una proteina, la distrofina, che rende le fibre muscolari fragili, provocandone la rottura durante la contrazione del muscolo. Generalmente, in seguito a un danno, la risposta immunitaria del muscolo è innata, volta a eliminare il danno esterno, per consentire la normale rigenerazione muscolare. Nella DMD la risposta immunitaria innata, cronicizzandosi, dà vita ad una risposta adattativa specifica verso delle componenti muscolari. In questo modo, il danno muscolare si accompagna all’invasione del muscolo da parte delle cellule infiammatorie – in particolare linfociti T helper e citotossici – nel tentativo di riparare il danno. Poiché la maturazione di linfociti T avviene a livello del timo, il lavoro ha voluto investigare il ruolo che il timo potrebbe rivestire nella patologia di Duchenne. 

In questo lavoro, è stato dimostrato che il trapiantato di timo distrofico in modelli murini nude – senza timo – comporta lo sviluppo di un fenotipo simile a quello di modelli murini distrofici. L’alterazione presente nel timo distrofico ha infatti riprodotto nel modello murino trapiantato alcuni aspetti della DMD di cui l’infiltrazione dei linfociti a livello muscolare ed il conseguente rilascio di sostanze infiammatorie che attivano dei segnali cellulari in grado di modulare l’espressione genica nel muscolo, causando alterazione del metabolismo energetico, fibrosi, infiammazione e perdita del tono muscolare.

Queste evidenze dimostrano che il timo distrofico ha un ruolo nella patogenesi della malattia. Un’importante scoperta che apre la strada a nuovi studi sul timo e allo sviluppo di farmaci selettivi che ne migliorino la funzionalità, favorendo l’equilibrio tra immunità innata e immunità acquisita, e che, grazie alla loro selettività, siano più tollerabili dall’organismo nel lungo periodo rispetto a quelli attualmente in uso, come ad esempio il cortisone.

 

Riferimento:

“Thymic dysfunctions in DMD pathogenesis”

Andrea Farini, Clementina Sitzia, Chiara Villa, Barbara Cassani, Luana Tripodi, Mariella Legato, Marzia Belicchi, Pamela Bella, Caterina Lonati, Stefano Gatti, Massimiliano Cerletti, Yvan Torrente.  Nat. Comm 2021, 10.1038/s41467-021-22305-x

 

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