Sclerosi multipla: la degenerazione delle cellule della retina rappresenta un indicatore precoce dell’atrofia cerebrale

Sclerosi multipla: la degenerazione delle cellule della retina rappresenta un indicatore precoce dell’atrofia cerebrale

Su MSJ, uno studio dei ricercatori del Centro Dino Ferrari  che dimostra un danno precoce della retina e una possibile associazione tra degenerazione delle cellule ganglionari  e atrofia cerebrale posteriore.

Uno studio – pubblicato su “Multiple Sclerosis Journal” dall’Unità Malattie Neurodegenerative del Centro Dino Ferrari, Dipartimento di Fisiopatologia e Trapianti, Università di Milano,  Fondazione Cà Granda IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, diretta dal prof Elio Scarpini – dimostra una correlazione, già in fase precoce di malattia, tra l’assottigliamento di alcuni strati retinici e l’atrofia cerebrale nelle regioni del cervello implicate nelle abilità visuo-spaziali.

La sclerosi multipla (SM) è la più comune malattia infiammatoria cronica del sistema nervoso centrale. È una patologia immunitaria che comporta un danno della mielina, la guaina che riveste i neuroni. Diversi studi suggeriscono, però, anche un ruolo della morte neuronale – la cosiddetta “neurodegenerazione” – nella patogenesi della malattia.

L’obiettivo di questa ricerca – svolta in collaborazione con l’Unità di Oftalmologia dell’Università,  Fondazione Cà Granda IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico (dott Viola) – è stato quello di indagare circa una possibile associazione tra lo spessore degli strati della retina, misura che indica il grado di atrofia del nervo ottico, e l’atrofia della sostanza grigia cerebrale in pazienti con una nuova diagnosi di SM.

Trentuno pazienti e trenta controlli sono stati sottoposti ad una tomografia a coerenza ottica (OCT) e ad una risonanza magnetica (RM) cerebrale. È stato osservato che alcuni strati della retina dei pazienti sono risultati significativamente ridotti rispetto ai controlli e che l’assottigliamento di tali strati correlava in modo significativo con la riduzione relativa di volume della sostanza grigia in zone cruciali per le abilità visuo-spaziali del cervello, dovuta alla morte delle cellule ivi contenute, i neuroni.

“La degenerazione delle cellule ganglionari della retina” afferma Anna Pietroboni, primo autore dello studio, “potrebbe riflettere un processo primario mirato ai corpi cellulari e non ancora ai loro assoni. In accordo con risultati di studi precedenti” proseguono gli autori, “questi dati indicano che la patologia retinica potrebbe non solo svilupparsi come conseguenza di attacchi infiammatori alla via ottica anteriore, ma che la retina stessa potrebbe essere un obiettivo primario dei processi degenerativi della malattia, probabilmente in combinazione con meccanismi infiammatori”.

In conclusione, questo studio tutto italiano dimostra che alcuni strati retinici sono risultati essere significativamente ridotti nei pazienti con sclerosi multipla e correlati in modo significativo con una relativa riduzione di volume delle regioni del cervello implicate nelle prestazioni visuo-spaziali.

L’OCT può quindi rappresentare un utile biomarcatore della patologia demielinizzante.

 

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